Vita residua del carroponte: come si calcola nell'indagine ventennale

Quando un carroponte supera i vent'anni di servizio, il D.M. 11/04/2011 richiede un'indagine supplementare: un ingegnere deve accertare lo stato di conservazione dell'apparecchio e stabilire per quanto tempo, e a quali condizioni, può continuare a lavorare in sicurezza. Il cuore dell'indagine è il calcolo della vita residua. Vediamo come si imposta, con l'esperienza maturata su carriponte di acciaierie e impianti industriali dell'area di Taranto.

Che cos'è la vita residua

Ogni apparecchio di sollevamento è progettato per una durata teorica, espressa come numero di cicli di lavoro con un certo spettro di carico. La classificazione FEM 1.001 o UNI ISO 4301-1 riassume questa durata nel gruppo dell'apparecchio (da A1 ad A8) e nei gruppi dei meccanismi (da M1 a M8). La vita residua è la parte di quella durata che non è ancora stata consumata: se il carroponte ha lavorato più intensamente del previsto, la vita residua può essere molto inferiore a quella che suggeriscono gli anni di servizio.

I dati di partenza

Il primo passo è ricostruire la storia dell'apparecchio: manuale e targa del costruttore, classificazione di progetto, registro di controllo, interventi di manutenzione e modifiche. Si stimano poi i turni di lavoro, il numero di cicli per ora e la distribuzione dei carichi sollevati, cioè lo spettro di carico. Quando la documentazione originale manca, cosa frequente sui carriponte più vecchi, la classificazione si ricostruisce con un rilievo e un calcolo di verifica della struttura e dei meccanismi.

Il calcolo secondo UNI ISO 12482

La UNI ISO 12482 confronta il periodo di lavoro di progetto con quello effettivamente consumato. Per ogni periodo della vita dell'apparecchio si valuta il numero di cicli e il fattore di spettro di carico realmente applicato; la somma delle frazioni consumate indica quanta parte della vita di progetto è stata utilizzata. La differenza è la vita residua, che si traduce in anni di esercizio alle condizioni di lavoro attuali. Il calcolo si esegue sia per la struttura sia per i singoli meccanismi di sollevamento, traslazione carrello e traslazione ponte, perché si consumano in modo diverso.

Il ruolo dell'ispezione e dei controlli non distruttivi

Il calcolo da solo non basta. Una struttura può avere vita residua sulla carta e presentare cricche da fatica, corrosione o deformazioni che ne riducono la resistenza. Per questo l'indagine comprende un esame visivo completo e controlli non distruttivi, magnetoscopici e ultrasonori, sui nodi saldati più sollecitati: attacchi delle testate, giunti delle travi principali, supporti dei carrelli. Si misurano gli spessori dove c'è corrosione e si verificano funi, pulegge, freni e ruote. Quando i carichi reali non sono noti, la misura delle tensioni con estensimetri durante il lavoro fornisce lo spettro di carico effettivo.

L'esito dell'indagine

La relazione finale stabilisce se il carroponte può proseguire l'esercizio così com'è, con limitazioni di portata o di utilizzo, dopo interventi di ripristino, oppure se conviene pianificarne la sostituzione. Indica anche la scadenza della successiva indagine, da conservare con il registro di controllo. Un buon risultato non è un semplice certificato ma una decisione operativa, con interventi ordinati per priorità da inserire nel piano di manutenzione.

Indagini ventennali a Taranto e in Puglia

Sineco Engineering esegue indagini supplementari e calcoli di vita residua di carriponte, gru a cavalletto, gru a bandiera e paranchi a Taranto, in Puglia, Basilicata e Calabria, con controlli non distruttivi eseguiti da operatore certificato di II livello UNI EN ISO 9712. Scopri il servizio di indagini ventennali oppure scrivici su WhatsApp indicando tipologia, portata e anno di costruzione dell'apparecchio.